“La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura”.
“Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione”.
Sulla base di quanto espresso nei commi 2 e 3 dell’articolo 1 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, ripreso anche dalla Legge provinciale sui beni culturali della provincia di Trento, nonché evidenziato dall’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, viene da chiedersi perché ci siano ancora alcuni palazzi storici della nostra città non utilizzati ormai da tempo e lasciati completamente in balia del degrado. Il primo e forse più grave esempio di incuria di questo tipo è quello di Palazzo delle Albere, che ormai da anni rimane come un fantasma in un completo stato di abbandono. La prima causa di degrado di un bene culturale, in questo caso di un palazzo, è proprio il suo non utilizzo, al contrario di quanto si sarebbe portati a pensare. L’usura determinata dall’utilizzo di un edificio è, infatti, di gran lunga minore rispetto a quella determinata da un abbandono totale, a causa della mancanza degli interventi di manutenzione ordinaria. Quando si parla di palazzi storici si include evidentemente al problema della perdita materiale anche quello della memoria di cui questi luoghi sono portatori. Una volta che i danni non sono più recuperabili si ha la perdita di una parte della nostra storia. Non credo si debbano inventare nuove attività per poter riutilizzare i nostri palazzi storici e non solo. Ci sono infatti anche edifici più recenti, che non possono essere considerati storici, vuoti e lasciati al degrado, come ad esempio lo spazio che occupava la mensa della Facoltà di Lettere e Filosofia all’ex Santa Chiara. Alla città di Trento manca ancora tanto in ambito culturale, come può essere uno spazio di sperimentazione e di confronto per gli artisti locali contemporanei, oppure un museo civico, presente nella maggior parte delle città artistiche e di cui abbiamo un valido esempio nella città di Rovereto, che conservi e mostri la collezione della città, dei cittadini ai suoi cittadini. Se la città necessita dunque di spazi non sarebbe forse meglio cercare di riutilizzare quelli esistenti ed evitare il più possibile di creare nuovi mostri architettonici, considerando inoltre che la conformazione del nostro territorio cittadino, incuneato in una vallata delimitata dalle montagne, dovrebbe indurci a riflettere prima di riempire i pochi spazi ancora liberi da costruzioni?

Katia Fortarel